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May, 2006 you don't come back againarchivio..agosto 2004 E’ preoccupante! Iniziare una nuova avventura è sempre strano, sempre diverso, ogni volta unica nel suo genere, avvincente ad ogni puntata, colpi di scena dietro ogni angolo. L’inizio lo conosci, è quello, lo stai vivendo, la gara è ancora tutta da giocare, le gambe stanno bene, la barca non ha buchi, i polmoni pompano, il cuore batte, regolarmente. Ma dopo? Come puoi prevedere l’infinito? Come puoi programmare la tua vita, il tuo mondo, quando non sai che gli Americani potrebbero bombardarti la casa, i Tedeschi decidere di sterminare i sognatori, i terroristi kamikazarsi sul tuo campo da basket? Cos’è la fine? Forse è giungere sotto lo striscione “Arrivo”, davanti al te stesso troppo codardo per provarci, un sorriso di soddisfazione dipinto sul volto, gli occhi brillanti per l’emozione, il coraggio, la paura di aver superato la barriera prestabilita. Forse è accasciarsi al suolo, sull’asfalto bagnato, sotto un ponte autostradale, in una gelida notte invernale, troppo fredda perché le stelle possano illuminarti la strada, troppo buia perché la luna possa riscaldarti, una vena pulsante flebilmente, ora immobile, il sangue rappreso all’altezza del gomito, la bava di vomito disseminata sul volto infossato, gli occhi incavati, la bocca semiaperta, sorridente. Se la fine fosse la morte, naturale processo evolutivo, perché affannarsi alla ricerca della felicità, una parola agognata, bramata, sperperata, uccisa? Perché non rassegnarsi a vivere nell’oblio, aspettando pazientemente che sia chiamato il tuo numero sulla ruota di Napoli, che un lungo carro nero ti venga a prendere, sali dolcezza, e ti porti verso dove sei stato destinato quando qualcuno, sbattendoti il sedere, ha urlato “è un maschio”? Inizio è alzarsi dal letto con le occhiaie, un sorriso felice stampato sul volto, una nuova irrefrenabile energia che ti spinge dentro, una voce molto femminile che ti saluta, una piccola voce che saluta la sua nuova vita, poco distante da lì, un enorme desiderio di iniziare tutto ancora una volta, tornare sotto le coperte bagnate e vivere per sempre quell’emozione, frutto di voidue, una cosa sola. Perché il destino non esiste. Il destino è l’inizio, la vita è l’infinito. Non c’è fine. La fine è solo uno stupido prefisso verso l’infelicità, verso la distruzione della tua voglia di vivere, la tua voglia di essere felice, la tua voglia di essere sbalordito ad ogni passo da quella piccola parola apparentemente insignificante come “vita”. L’inizio è il punto di partenza della tua vita, del tuo amore, delle tue lacrime, dei tuoi figli, un punto all’inizio di una linea, infinita, forse. La fine non esiste. Tu decidi di finirla. Con qualche pastiglia, un coltello, uno schiaffo, una cazzata, certo, ma sei sempre tu che decidi se farla finita o meno, se finire la tua vita, il tuo amore, la tua amicizia. Non è il destino. L’inizio c’è, leggi bene lo striscione “Partenza” attaccato a due pali, otto lettere chiare scritte in nero sul bianco, la pettorina n° 11 ben allacciata, le scarpette strette ai piedi, le ali sul cuore. Basta continuare… 11 Agosto 2004, Dublin TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://fiaccole.spaces.live.com/blog/cns!F19830FA033F9866!117.trak Weblogs that reference this entry
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